18 passi verso la riforma vera del lavoro pubblico
 

Scritto da Fabiano Corsini, 28-08-2008 12:08

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Pubblicato in : organizzazione, in generale

Appunti per una risposta organica e meditata alla offensiva  contro la Funzione Pubblica  :

 

  1. Senza una vera e radicale riforma della Pubblica Amministrazione non si può dare una accelerazione decisa allo sviluppo del Paese ed alla sua modernizzazione _
  2. oggi nella PA resistono enormi aree di inefficienza, soprattutto nelle amministrazioni centrali, ma anche negli enti locali e nella pletora di altri enti_
  3. i sindacati del pubblico impiego  non hanno  aiutato l’opera di risanamento; del resto, fino ad oggi i governi non hanno messo in campo serie e coraggiose strategie di vera innovazione_

4 il vero nodo è una nuova definizione della funzione pubblica: come posizionare la funzione pubblica nella modernità, nell’epoca della sussidiarietà, della concorrenza, della economia della conoscenza Nelle incertezze e nelle divisioni sul ruolo della funzione pubblica, si è arenata la stagione delle riforme degli anni 90 e si è dissipato l’effetto innovatore delle Bassanini;

 

5 i provvedimenti estivi approvati dal Parlamento per iniziativa del Ministro i Brunetta, servono solo a dimostrare che la PA continua a produrre  secondo gli stessi standard, anche se si riduce l’assenteismo; per il resto, l’uso mediatico che se ne fa tende a colpevolizzare i lavoratori dell’intero settore pubblico e a screditare ulteriormente la funzione pubblica_

 

6 ridurre l’assenteismo con espedienti burocratico formali può essere un obiettivo apprezzabile:  ma non passa di lì il recupero dell’efficienza_

 

7 le misure del governo rischiano di gettare alle ortiche due decenni di elaborazione di studi e teorie “per le risorse umane”, distruggendo il lavoro pur serio del Dipartimento della Funzione Pubblica e dei tanti “innovatori” che in molti cantieri sono ancora oggi al lavoro per dare credibilità e produrre innovazione;_

 

8 occorre un grande progetto per attivare le risorse valide;  un progetto che il centro sinistra non è stato capace d produrre ma di cui ancora oggi  non si vede traccia_

 

9 invece la campagna che in questi mesi si è intensificata rischia di essere meramente strumentale, funzionale ad  una più ampia offensiva  per lo smantellamento delle funzioni sociali e di regolazione avanzata della Pubblica Amministrazione_

 

10 il rischio è che in nome del “riformismo”si avvantaggi invece un  disegno politico strategico che demotiva e rende inoffensivi e inerti i soggetti da cui può dipendere il futuro delle amministrazioni, della scuola, della sanità, per ridurre significativamente il ruolo e la incisività della funzione pubblica in questi settori;_

 

11 questo disegno è tanto più pericoloso quanto più gravi sono stati e sono gli errori dei riformisti autentici, di coloro cioè che ritenendo strategicamente indispensabile il ruolo pubblico nel governo dei servizi e nello sviluppo della qualità della cittadinanza, hanno tardato a farsi promotori e ad incoraggiare l'avvio di una decisa azione volta a colpire le inefficienze e a riportare nel corretto alveo delle relazioni sindacali le invadenze corporative del pubblico impiego_

 

12 oggi il  lavoro della riforma, difficile, può avere successo solo se mettiamo in campo vere e coraggiose ipotesi innovative: che  non devono indulgere alla macchietta del “fannullonismo”, ma che siano  a sostegno di una ipotesi di nuova valorizzazione della funzione pubblica_

 

13 per una funzione pubblica nella quale le amministrazioni responsabili siano chiaramente e univocamente competenti, e dove dunque le risorse siano allocate in ragione dei principi di un moderno  federalismo,  anche fiscale_

14 la liberalizzazione dei servizi e la costruzione di un nuovo patto tra cittadini e istituzioni,  perché la pubbliche amministrazioni governino il nuovo sistema triangolare di erogazione dei servizi, costruendo gli opportuni spazi di controllo anche  per i consumatori_

 

15 l’affermazione di più decisi livelli di separazione tra politica e gestione, a cominciare dagli enti locali e indipendentemente dal colore polico dei loro governi. Superando anche lo spoils system e le sue aberrazioni_

 

16 una piano industriale per la PA deve essere in primo luogo un piano di riprogettazione, che preveda investimenti in tecnologie e in professionalità, da finanziare liberando risorse che possono/devono  venire dall’interno stesso del sistema. Che metta in campo misure coraggiose e vistose di riconversione delle risorse: meno bidelli e più personale nei musei; più docenti e meno amministrativi; più informatica e meno burocrazia; più programmazione e controllo e meno attività di gestione; più spazio alle iniziative della società civile e meno invadenza degli enti pubblici; liberalizzazione dei servizi, liberalizzazione delle immobilizzazioni nelle società partecipate; e così via_

 

17 per una funzione pubblica capace di governare e supportare la sussidiarietà e che sia punto di riferimento autorevole per il governo del nuovo welfare

 

18 dando avvio ad una nuova stagione di valorizzazione  ( anche economica !) del merito, a tutti i livelli; introducendo quindi nuove forme di valutazione dei dirigenti e di progressione in carriera del personale: fuori comunque da meccanismi meramente burocratici e sempre prevedendo modalità di partecipazione dei beneficiari e/o dei cittadini_

Ultimo aggiornamento : 11-09-2008 20:29

   
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