Fabiano Corsini

Lete e Mnemosine

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La lotta per la memoria, il buon oblio.

 

Lete è il fiume sotterraneo dell’Ade : il fiume dove ricordi e coscienza devono lasciarsi sommergere  per portare alla luce una nuova vita; chi beve dalle sue acque perde completamente la capacità di ricordare. (Dante lo fa scorrere nei dolci campi del paradiso terrestre)

 

Gli antichi greci lo  avevano collocato in prossimità dei campi Elisi, e per  coloro che non riuscivano ad arrivarci e dissetarsi  c'era il tormento eterno.

Il fiume dell'oblio: noi abbiamo bisogno di dimenticare: non sopravviveremmo al ricordo di tutto quello che accade. Saremmo sopraffatti dalle emozioni. Sono cervello e cuore, allora, che scelgono cosa ricordare e cosa lasciare nelle stanze recondite dell'oblio; i meccanismi per questa scelta sono complessi. Dimenticare, insomma, è anche il frutto di una sottile strategia della mente..

Dall' antichità fino alla fine della seconda guerra mondiale, i trattati di pace contenevano la clausola di "amnistia e oblio", vale a dire le parti contraenti "si impegnavano a rinunciare a tutte le misure punitive e imputazioni di colpa per le azioni di guerra trascorse". A partire dai processi di Norimberga, i "crimini contro l' umanità non solo sono esclusi da ogni amnistia, ma non possono nemmeno cadere in prescrizione". In questo doveroso e spesso insostenibile obbligo al ricordo, la scrittura riprende così tutti i suoi diritti e si erge come monumento perenne della memoria contro l' oblio.

Ci siamo imposti una condanna alla memoria. Eppure c'è una lotta, una battaglia continua per rispettare questa “norma” che ci siamo dati, perchè in mancanza di questa lotta tende a prevalere la dolcezza narcotizzante dell'oblio: il presente è pieno di tentazioni che inducono a dimenticare.

Poi c'è Mnemosine: Mnemòsine, la madre di tutte le Muse, è la generosa dispensatrice di quella sensibilità che ci consente di impressionarci per accogliere, dar spazio e trattenere il ricordo e la conoscenza.

Senza memoria non c'è futuro, non c'è neppure il presente, il presente perde la sua ricchezza, diventa una sequela di accadimenti incontrollati e ogni uomo è solo.

Perchè indulgere alla memoria? Il mito ricorda che la memoria è madre delle Muse, le arti. Ed è attraverso l'arte che l'uomo getta ponti verso l'eterno e l'infinito, per sottrarsi al destino della caducità. E l'arte, dunque, figlia della memoria, è prima di tutto memoria. Il romanzo, la poesia,la pittura, tutte le produzioni artistiche sono prima di tutto memoria, vanno a rascolare emozioni nei meandri delle nostre stanze recondite. Ne sia consapevole o no, chi scrive va a maneggiare, a manipolare la memoria. Perché la memoria è sempre una scelta, ma è tanto più affascinante, e dunque bella, artistica, quanto più è frutto di una scelta del cuore, di una scelta irragionevole, o meglio di una scelta che risponde a ragioni profonde che sfuggono al controllo immediato del cervello. L'artista va sempre in direzione ostinata e contraria.

La memoria è bella, perché genera e diffonde emozioni. La memoria allora è anche rivoluzionaria, a patto che si comprenda che c'è una lotta, una battaglia per la memoria: anche per capire che il presente non è ineluttabile. Non è ineluttabile non solo nel senso che avrebbe potuto esserci un altro presente (e questo apre la porta alla nostalgia, un bellissimo sentimento , doloroso e talvolta fuorviante). Ma la memoria serve a di-mostrare che del presente ci possono essere letture diverse: il presente è spesso visto con lenti deformanti, le lenti della ideologia, che è subdola. Per richiamarla potrei citare i nomi dei piatti che compaiono nei menu di certi ristoranti.. ma le distorsioni alimentano il pregiudizio (pensiamo a quello nei confronti di chi è diverso, degli immigrati); anche chi crede di vivere nel migliore dei mondi possibili è vittima di questa distorsione, e non sarebbe un guaio, potrebbe non esserlo, se questa convinzione non pregiudicasse la possibilità di vedere che altri mondi sono possibili, e che dunque ci può essere una speranza per il futuro.

 

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