arselle e comunità

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Gennaio 2016 08:46 Scritto da Fabiano Corsini Martedì 13 Dicembre 2011 14:54

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Si invocano da più parti i “piatti tipici”. Capita nei ristoranti, o quando incontriamo l’ospite venuto da lontano, che ci chiede quale sia il piatto che ci contraddistingue. Ii piatti tipici, quando ci sono, costituiscono un esempio di costruzione della comunità attraverso un prodotto che caratterizza la sua storia.

Ci sono “piatti tipici “ del litorale? Probabilmente si, anche se nessuno è in grado di dare una risposta immediata. Per rispondere, c’è da fare un lavoro di ricerca, anche in profondità, per rintracciare l’esistenza di una “comunità

 

 

Non esiste in senso pieno una comunità marinese. Marina , il popolo marinese, è fatto di gente “piovuta”, come si dice qui.  Una sorta di piccola cosmopoli che si è formata in epoca molto recente, ma con flussi di immigrazione stranissimi e vari: dalle campagne pisane, per la presenza del Cantiere, dall’Istria e dalla Dalmazia, per l’esodo dei giuliani, dall’Ungheria. E prima ancora, dopo la sconfitta di Caporetto,  a Marina fecero sede alcuni comuni di quella zona, ed anche di questo probabilmente ci sono le tracce. E poi dalla Sicilia, dall’Albania, dalla Polonia, dalla Lituania, da tanti posti dell’est europeo, con flussi che continuano anche oggi.

E’ perfino  strano che nonostante questa complessità, riesca ad avere identità una cultura marinese. Per rappresentarla però, per comprenderla e interpretarla, ci vuole  l’aiuto della pratica dell’empatia culturale, che ci fa diventare attenti osservatori dei fenomeni nuovi di risveglio e protagonismo locale. Ci vuole il sostegno di testimoni affidabili: gli scrittori, gli anziani, la gente comune.

Si riuscirà  a leggere la trama del tessuto di questa comunità,  ricostruendo la storia minima della gente come è, del suo rapporto con la storia grande e terribile del novecento e di questi opachi anni di terzo millennio.

Il fatto che in questi anni ci sia a Marina un attivismo inedito, ci siano molte persone che si cimentano da autori con la letteratura e scrivono di cose che sono accadute su questo territorio, è forse la dimostrazione di una “voglia di comunità”, la risposta a un bisogno di riconoscersi in un qualche cosa che aiuti a difendersi dalla dispersione culturale, dalla perdita di senso del vivere sociale che sembrano ormai i tratti prevalenti di questa epoca.