Verso Oriente

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È vero senza menzogna, è certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, a compiere i miracoli dell’Uno ». Silvia Ronchey, attenta studiosa e abile affabulatrice, ci fa notare che se l’inizio della Tavola Smeraldina, il più celebre dei testi ermetici, è oggi diventato il mantra di Dark, serie Netflix dagli altissimi ascolti, ultima deriva del filone metafisico, evidentemente ci sono delle ragioni corpose che vanno ricercate in quello che sta succedendo nella nostra società.

Che, come abbiamo imparato da Guerre stellari, alla “Forza” sia sempre connesso un inscindibile lato oscuro è una euristica poco confutabile. Che l'esistenza di un lato oscuro non metta in discussione la validità e, sia consentito, la eticità della forza, è un assunto altrettanto ovvio. Non è dunque la esistenza di teorie attente all'irrazionale, non necessariamente però irrazionali a loro volta, che mette in discussione la validità del pensiero dominante, neppure nella sua versione “scientifica” che per definizione parrebbe aver compiuto il miracolo di ridurre ogni altra sapienza alla ascientificità, dunque alla inconsistenza. Certo è che quando queste “teorie” assumono dimensioni dilaganti, quando diventano il punto di riferimento per una parte della umanità delusa dalle risposte che vengono dalla dominante ideologia della scienza organizzata, il sociologo , il filosofo e chiunque abbia un po' di sale in zucca devono trovare il modo di fermarsi a riflettere, e di imbastire una qualche riflessione seriamente capace di sottrarsi ai condizionamenti del sistema mercantile.

 

 

La questione dello scetticismo davanti alle politiche di obbligatorietà dei vaccini è stata metabolizzata dalla politica, e dunque si è persa una occasione per interrogarci sia sulle implicazioni a breve medio e lungo termine di un uso intensivo e massivo dei vaccini, sia sulle ragioni, più o meno ragionevoli, di una diffidenza diffusa. Né è semplice liquidare come mero ritorno al medio-evo (ma che vuol dire?) fenomeni come a massificazione del buddhismo o il diffuso interesse per la sapienza occulta, composta di una molteplicità di frammenti di religioni e filosofie, dottrine mistiche, magiche, teurgiche, o anche la diffusione di interesse per l'astrologia. In un eccesso di ortodossia scientifica poi si rischia di travolgere anche la psicoanalisi, specialmente quella jungiana, mentre si sospetta di chi invoca il rispetto della natura, quasi il rispetto preludesse o implicasse una venerazione a un nuovo Dio. E a questi fenomeni regressivi e antiscientifici si accomunano la militanza animalista, e poi il veganesimo, e infine, perché no, perché non estendere lo sguardo (apparentemente) critico e (apparentemente) scientifico alle fila nutrite di persone che in ogni cerimonia funebre attendono il loro turno per comunicarsi, o in quelli che, difendendo il loro punto di vista, non si rassegnano al suicidio assistito legalizzato?

E perché poi ironizzare sul fatto che le inquietudini del nostro tempo vaghino verso sapienze antiche provenienti da oriente. In fin dei conti è da oriente che provengono tutte le nostre religioni, cioè i sistemi sapienzali con i quali si è cercato di trovare il senso dell'esistenza. E' da oriente, pare assodato, che proviene la nostra genia, non solo per le riflessioni antropomitologiche di Frazer, e poi di Jung, ma anche per evidenze scientifiche diciamo materiali, come quelle raccontate da Stephen Oppenheimer nel suo “L'Eden a Oriente”. E del resto in questi giorni ci ricordano che anche i virus nascono tutti là, in quelle regioni misteriose e misteriche, mentre in anni non poi tanto lontani ci è capitato di canticchiare con un po' di convinzione “L'Oriente è rosso”, preludio di un futuro di librazione prossimo venturo.

C'è dunque un modo per difendere la scienza e la modernità senza cadere vittime del paradosso scientifico, ovvero quella affermazione per cui la scienza è scientifica e tutto il resto non lo è? La via è semplice: è quella della critica. Interrogarsi sul perché i grandi paradigmi della nostra epoca non sono più capaci di conquistare la loro credibilità e di fornire una speranza alle genti. E vedere in questi fenomeni non i sintomi da combattere, ma tentativi di interrogarsi sui grandi perché della sapienza. La malattia da cui guarire è quella della presunzione di eternità, una malattia che purtroppo funziona come quelle autoimmuni perché toglie a chi ne è colpito la volontò di indagare sé stesso con il metodo critico. Insomma il malato muore convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili.

 

 

 

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