il respiro e il vento

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Secondo gli studiosi nel discorso di Gesù noto come “discorso della montagna”, egli parlò in aramaico. E in quella lingua la famosa frase “beati i poveri di spirito” doveva risuonare come “siano lieti gli abbassati dal vento” coloro insomma che sono nella condizione di oppressi e dunque sono obbligati a tenere la testa piegata, il fiato rivolto a terra, trascinato al suolo. Erri De Luca spiega che questa fedeltà filologica consente di rendere meglio il richiamo alla umiltà, per cui per gli oppressi non è dato esser padroni neppure del loro respiro.

Gesù in punto di morte, sulla croce, ripete il verso del salmo di Isaia: “in tua mano sto per restituire il vento che mi hai dato quando son nato”. Vento, respiro, oppressioni, umiltà. “Siano lieti gli abbassati dal vento”, tradotto Beati i poveri di spirito non ci si capisce più nulla. Parlare di respiro e di vento, invece, ci mette davanti alla maledizione di oggi.

La minaccia della ventilazione artificiale, al posto di questo naturale e ormai sopportabile vento che ci piega. Come un ponentino.

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