risposta a un imprenditore (poco illuminato)

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L’articolo “Aiutiamo il prossimo” esprime una visione estremista e mistificatrice. Per il signor Gherardini , a quanto pare,  aiutare il prossimo significa fare della beneficenza , con moderazione, senza clamore, di ottocentesca memoria quando i ricchi  elargivano pacchi dono e buone parole ai poveri purchè rimanessero al loro posto, possibilmente ,in silenzio. Perché  si sa i poveri devono stare al loro posto. Figuriamoci i reietti del terzo mondo . L’importante è poter continuare a fare i propri affari, salvaguardare gli interessi e i diritti delle Associazioni di Categoria, che proprio per questo sono stati capofila della protesta a Calambrone , anche per ottemperare al loro preciso compito istituzionale. Era legittimo chiedere una sede più idonea per i migranti, se questa era l’intenzione dei dimostranti. Ma i cartelli e le paure  innescate  riguardo l’arrivo dei clandestini suggerivano ben altro: una crociata contro cento clandestini, potenziali delinquenti portatori  di caos sociale, così pericolosi da compromettere la stagione balneare e da suscitare il panico in alcuni genitori dei bambini iscritti alla vicina scuola Quasimodo.

 

 

 

E il clamore è stato così forte che stampa locale e nazionale, TV e persino Matrix hanno parlato di Calambrone. Solo allora quelli che lei amabilmente definisce la solita sinistra terzomondista amante del caviale , per altro più consono ai clienti del suo albergo, ha pensato bene di manifestare in difesa del diritto e della legge. Fra l’altro in tutta la Toscana solo a Calambrone si è verificato un evento simile. Certamente la Confcommercio locale si è fatta portavoce delle istanze più reazionarie e xenofobe presenti nella popolazione. Le faccio presente inoltre che quelli che hanno il piacere di non pensarla come lei intuiscono perfettamente la complessità dei problemi che potranno scaturire da questo afflusso di migranti . Questo però , senza cadere nella sua retorica semplicistica , mistificatrice e falsamente filantropica. E non parli a sproposito di intercultura. Il futuro, indipendentemente dai conflitti che incendiano il nord Africa, ci porrà di fronte a situazioni che richiederanno una capacità di analisi e risposte ben diverse da quelle che si evincono dalla sua lettera. Per ultimo , ma non ultimo, con quale diritto pensa di parlare a nome di una Comunità e ci definisci “altri”? altri da chi?

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