Pisa dei miracoli..

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Riletto oggi, a tanti anni di distanza, il libro di Paolo Fontanelli si fa apprezzare di più. Il Sindaco di Pisa, giunto alla fine del suo mandato, ci regalò un vero e proprio racconto, il racconto della ri-nascita della Città. Una città che, come altre volte nella sua storia era già accaduto, si era perduta. Era venuta a mancare per una sorta di entropia, non una vera e propria morte, ma la perdita implacabile della sua natura, della sua specialità, persino della sua identità. Si suole ricordare la sconfitta della Meloria come radice di tutti i mali successivi, in realtà il dramma-trauma di quella sconfitta si è più volte ripetuto, come una sorte di sindrome, coazione a ripetere, eterno ritorno alla filosofia della sconfitta, del lavorone, al ricordo nostalgico di Quando almati di talghe e di cimieri Sonavan la grancassa 'n su' gropponi e Pisa era “ la 'ova de' guerrieri!…”.

In realtà una morte nera recente c'era stata. La morte delle macerie, per dirla con il titolo di quel dramma poco valorizzato di Domenico Sartori, la distruzione fisica della città per effetto dei bombardamenti americani del 1944, che vennero a suggellare e a dare evidenza e spiegazione alla epopea nefasta di quella sottocultura cittadina testimoniata in quei filmati raccolti da Mario Benvenuti e che in questi giorni sto mostrando su Facebook: le adunate oceaniche, l'onore agli squadristi, la celebrazione di una cultura che si piegava alle leggi razziali.

 

 

Paolo Fontanelli racconta l'epoca in cui finalmente si chiude la stagione della macerie, e forse il dopoguerra. E il suo racconto restituisce alla storia di dieci anni tutto il suo valore: di come si sono riannodati tutti i lacci di una trama antica, la tela di una “grandezza” fatta di cultura, di tono, di operosità. E di come rileggendo il disegno antico della città si sia operato per trovare una strada nuova, che continuasse quella antica senza ripudiarla e senza deprezzarla. Bello il suo racconto, belli i contributi che lo arricchiscono. Senza fare torti a nessuno, penso che il senso ultimo del libro ( e del suo discorso) sia compendiato magistralmente in due interventi, quello introduttivo di Fontanelli, e quello di Lina Bolzoni. Dopo aver letto tutto e..meditato sul racconto, la rilettura di questi due interventi fornisce una chiave importante per capire tutto. Capire che il percorso avviato in quegli anni, magistrale e concreto, si è bruscamente interrotto: “ La città nel complesso si è mossa, è migliorata, ma non è riuscita a concretare i punti più# rilevanti e importanti del disegno originario”! ; percepire che quella promessa e quelle premesse sono state anche tradite. E dunque consentire a chi legge e a tutti noi di avviare una riflessione, sul come fare e cosa fare per riprendere quel cammino. Certo, ora che tutto è più difficile.

Il discorso di Fontanelli, aggiornando il testo originario, in qualche modo sottolinea e forse un po' corregge l'originale, sottolineando di più la importanza delle componenti ambientale, paesaggistica e naturale. Credo che questa parte del suo discorso potrebbe essere ulteriormente sviluppata e integrata. La recente costruzione della “ciclovia del trammino”, con il successo di pubblico che ha registrato, mostra ancora di più come certe idee che erano contenute nei progetti originari del Parco fossero straordinariamente preveggenti: la bellezza dei luoghi di Tombolo e della Colmata di Arnino, il reticolo di fossi e di strade bianche, lame e cotoni, acqua e campi, non sono solo una grande riserva di salute e di bellezza, ma esattamente risorse per completare quelle intuizioni di Settis (e di Fontanelli) per le quali il segno del futuro, la possibilità di proiettarsi nella modernità, sta nella capacità di ricomporre l'immagine storica della nostra città, “reimpiegando”, restituendo al secolo quei beni che la disattenzione e la corsa al profitto immediato hanno rischiato di cancellare. . Da questa felice ispirazione originaria, da questa “scoperta”, oserei dire, ci siamo purtroppo discostati, Lina Bolzoni è implacabile nel ricordare certe cadute mondialiste (questo lo dico io) come il Pisa Mover, o l'SMS, tra l'altro rimasto inutilizzato, o, aggiungo ancora io, il mostro delle torri a Pisanova. Mi fermo qui, chissà se un giorno avremo ancora la possibilità di discutere de visu di queste cose.

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