La repubblica

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MOLTI sono sapori e odori "in negativo", come se a tavola ogni piatto disegnasse una storia e a chi lo gusta non restasse che "svilupparne" la fotografia. Così la Marina di Pisa, le reti, i vecchi pescherecci possono riemergere dai fili di memoria riaccesi dall'odore di pesce nel racconto che Francesco Bottai fa di una relazione amara fra padre e figlio; oppure, per Alessandro Garzelli, le bracioline alla salvia diventare il motore di una novella inquieta sulle trasformazioni sociali e culturali, di Pisa e non solo; il supplizio infantile della «sogliolina», la madeleine per un brevissimo romanzo di formazione per Francesca Bianchi. A dispetto del titolo (per fortuna) Cotto e narrato (Felice Editore) non è solo un'antologia di ricette. Curato da Fabiano Corsini, il libro raccoglie 12 storie di altrettanti scrittori pisani che utilizzano il cibo come pretesto narrativo. E sulla scia di modelli illustri (Joyce, Proust, Allende, Camilleri), il cibo evoca l'emozione provata la prima volta che lo si è assaporato o si è rifiutato, si impasta con gli strati dell'esistenza, prova a suscitare nuovi appetiti, a mescolare i piani, tavola e letteratura, a cucinare la scrittura. Quasi sempre con gusto. Quasi.