La fontina di Boccadarno

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

 

 

E' probabilmente la memoria di un luogo, cioè la storia vissuta delle persone che lo hanno frequentato, che gli conferisce potenza. Se poi quel luogo è una fontana, di acqua speciale, c'è una 'energia che proviene anche da altre dimensioni e la raccolgono non  solo gli uomini, ma gli alberi, i campi, gli animali. Una fontana è un luogo speciale. Anche una fontanella pubblica può esserlo, soprattutto se, come questa, c'era già ai primi del 1800. Costruita dove una volta c'era acqua dolce che affiorava, una lama, alla fine della via vecchia di Marina, dopo le case Apolloni e pochi passi prima del Fortino lorense. Marina non c'era ancora, ma alla fontina si fermavano i barrocci, viandanti, soldati. C'era lì vicino un'aia, e davanti funzionò per qualche decennio una “frasca”, una specie di stazione per rifocillare i cavalli. Arrivare alla fontina era il segno di essere arrivati finalmente al mare. E quando nacque il paese, qui venivano anche i suoi abitanti a prendere l'acqua. E continuarono a venire per tanti anni, anche dopo che nelle case era arrivato l'acquedotto. Perché questa acqua era buona. Nelle case degli Apolloni arrivarono i Ceccherini e i loro contadini, davanti alla fontina cominciò a passare la Camilla del Lante, di là dalla strada sorse una caserma dei carabinieri. Alla fonte sostavano per ore i carri colmi di pini, con cavalli da tiro giganteschi. I barrocci carichi di massi che arrivavano da Uliveto. Sempre lì sorse la pensioncina di Manola, e sull'angolo della strada andò ad abitare Flaminio, il marinaio con la tromba, comandante della Maria D, peschereggio della Cmasa. Alla fontina arrivavano i funerali, e qui si fermavano i cortei. La bara partiva per San Piero, ed erano preghiere o selve di pugni chiusi con le bandiere rosse levate.

La fontina era forse il segno più forte e antico di Marina, averla cancellata è un altro preoccupante segno della nostra miopia.