I posti di ...Marina Magica

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La comunità vive se riesce a coltivare la sua memoria. I luoghi del territorio hanno la particolarità di vivere il tempo con una velocità diversa, in una dimensione diversa da quella della vita delle singole persone. Il tempo dei luoghi è imparentato con il tempo delle comunità. Per questo andare in certi posti, o anche sentirne parlare, fa spesso scattare quel sentimento meraviglioso che è la nostalgia.

 

 

Marina Magica

di Fabiano Corsini e Carlo Grassini

edizioni ETS, 2015

La “Pianta Guida della Reale Tenuta di

 

Tombolo

per uso dei Signori Cacciatori”


La rappresentazione della Tenuta di Tombolo, disegnata nel 1903 dall’ing. Riccomini con la “Pianta Guida della Reale Tenuta di Tombolo per uso dei Signori Cacciatori”, è una fonte preziosa non solo per aiutarci a capire come era questo territorio, e dunque qual è ancora, dietro la parvenza dell'attuale, la sua vera natura. La carta, con i toponimi che riporta, ci spiega da dove vengono tanti modi di dire, tante denominazioni che ancora si danno ai posti che stanno alle spalle dell'abitato di Marina, a quell'epoca ancora chiamata Paese di Boccadarno.

In una pubblicazione del Comune di Pisa del 1972, la carta fu ripubblicata. L’articolista, il grande Astianatte (Beppe Chiellini), immaginando di colloquiare con l’amico che gli ha dato la cartina, ricorda la Tombolo di un secolo prima, di cui si conserva labile traccia nella memoria dei vecchi abitanti di San Piero e di Marina di Pisa :

«Se osservate la cartina noterete che con perfetta geometria i Granduchi avevano suddiviso trasversalmente e longitudinalmente in Vioni il Tombolo, onde renderlo accessibile allo sfruttamento di pinoli, di carboni e pascoli e per l’esercizio delle cacce granducali. I vioni trasversali, da Arnino al Calambrone, erano distanti rigorosamente di cinquecento metri l’uno dall’altro : via del Cipollini, via della Bigattiera o della Fabbrica (ora del Lido), via delle Querciole (del Guidi), via dei Chiusi (del Lani), Vione del Fossaccio (Pisorno), via San Guido, via Osteria (del Golf), vione Vannini (Centro CONI), via di S. Antonio, via del Casone, via dei Porcai, via del Porticciolo, via del Calambrone (da Elia). E infine c’era la via della Casina o dei Navicelli che costeggiava il canale omonimo. La Tenuta di Arnovecchio confina colla “colmata d’Arnino”. Là c’è il segno di un fabbricato, eretto sopra a un poggio, casa e podere dei Santochi, tuttora loro colonìa. Era un’isola-eremo, paradiso dei cacciatori ivi sostanti a vedere il gran lago invernale che circondava Casa Santochi. Da tale podere prendeva inizio quell’immenso guado chiamato “Lama Larga”, spesso profondo uno o due metri e che non aveva soluzione di continuità fino al Calambrone. Così dicasi il grande acquitrino che congiungeva la colmata d’Arnino collo Scalbatraio e con il Lamone: lo Scalbatraio, che era riserva di pesca dei Lorena, era più per le reine e le anguille che per le scalbatre che era pesce da... serie C. . Fra lame, colmate, piscine, canali, guadi, ecc. nonché i vastissimi laghi detti Lamone o Lama Vecchia e Scalbatraio, il terreno emerso, d’inverno in specie, si riduceva a meno della metà. Ricordo di aver messo in acqua il mio barchino da caccia vicino alla casa detta dei Cipollini e di essermi potuto trasferire, sempre a bordo, quasi indenne da traino all’asciutto col barchino stesso fino a Cornacchiaia nei pressi di... Livorno.» .



La comunità vive se riesce a coltivare la sua memoria. I luoghi del territorio hanno la particolarità di vivere il tempo con una velocità diversa, in una dimensione diversa da quella della vita delle singole persone. Il tempo dei luoghi è imparentato con il tempo delle comunità. Per questo andare in certi posti, o anche sentirne parlare, fa spesso scattare quel sentimento meraviglioso che è la nostalgia. Perché parlare di un luogo di cui si ha la memoria ma che ancora oggi è presente, è come richiamare quella parte del tempo che ora non c'è più, le persone che lo hanno popolato, come erano allora, le sensazioni, le emozioni che si provavano allora, anche che hanno provato altri che in quei luoghi hanno lasciato un po' della loro anima. La memoria dei luoghi non ci consegna allo struggimento, non è un sentimento che guarda verso la fine: al contrario è un gioioso tentativo di evocare la pienezza della vita.

 

Noi, per la cura di Carlo Grassini che ha fedelmente ricopiato la carta, facciamo questo dono alla nuove generazioni e a tutti coloro che si avvicinano alla Marina Magica.



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