verso Bisanzio...

il merito del Papa

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"La tanto osannata meritocrazia, una parola bella perché usa il merito sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza”. Ci voleva il Papa. Da una quindicina anni, dunque ben prima che se ne appropriasse la nuova wave del pd, a sinistra si sbava per il merito. Cominciarono a farlo i nuovi dirigenti, quelli che venivano alle riunioni già vestiti di scuro e con la cravatta. Per molti di loro "merito" era sinonimo di alti studi, Normale e Sant'Anna. Forse erano in buona fede, c'è a sinistra un sano impianto culturale che fa dello studio (fatica e disciplina) uno strumento di liberazione. Studiare per aiutare, questo era il monito Gramsciano, la classe operaia aveva bisogno degli studiosi, aveva bisogno di giovani quadri che mettessero il loro sapere al servizio del progetto di emancipazione. Poi il discorso si è un po' confuso, e "mee "merito" e "meritocrazia" sono diventate un'altra cosa, Sono state inglobate nel pensiero dominante, basato sulla competizione- Dunque è meritevole chi , in una competizione, vince. E la politica, la politica della sinistra, si è messa a fare il tifo per quelli che vincono.

Ci voleva il Papa, che del resto per mestiere deve stare dalla parte degli ultimi. Viva il Papa, abbasso la meritocrazia come la intendete voi.

 

la mappa di Cervellati

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Scritto da Administrator

questa è la mappa che Pier Luigi Cervellati disegnò nel 1986 per il piano di coordinamento territoriale del Parco. Come si vede, con intuizioni futuribili, il suo disegno tornava al passato e prevedeva di ri-allagare gran parte dell'arnovecchio, la culatta di Arnino..."

Per riuscire a sottrarsi agli stereotipi della modernità, alle suggestioni ingannatorie della georeferenziazione, per esempio, ci vogliono persone di grandi qualità, personalità visionarie, poeti del territorio. Gente capace di navigare negli archivi abissali dell'oblio e ricordare immagini e disegni che il tempo ha nascosto, senza tuttavia che le loro cause siano venute del tutto meno. E' stato così che, negli anni 70 del 1900, l'architetto Pier Luigi Cervellati, chiamato a studiare il territorio e a pensare un “piano di coordinamento territoriale del Parco”, immaginò e disegnò una mappa nuova; una mappa dove l'acqua tornava a fare la sua parte, dove i rivoli, le lame, le piscine tornavano ad avere la loro funzione di portare linfa vitale alla terra, di ridare una originalità ed una identità al delta dell'Arno. Una mappa che proponeva di tornare a pensare questa cosa dimenticata: che l'Arno è un fiume a delta, che tutta la Valle dell'Arno è formata, si è costruita, è cresciuta e si è consolidata come grande delta dell'Arno. E a cosa prelude, questa riscoperta, questo ritornare a vedere cose che il tempo aveva nascosto, se non a cogliere meglio la magia, la suggestione e la grandiosità di cui la palude, i tomboli, i cotoni, le vie alzaie, le tracce delle antiche pescaie, i cannicci sono solo tracce anticipatorie? E il delta dell'Arno, oscurato, mascherato, nascosto, violentato, armato, imbracato, cosa altro era se non l'essenza (natura e forza) del porto pisano? ..."

 

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