verso Bisanzio...

Il discorso e gli imbecilli

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Scritto da Administrator

Umberto Eco ebbe recentemente a dire “ I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Prima – disse - parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli.

C'è molto di vero in questi giudizi espliciti, e ci sono molte verità non dette su cui dovremmo interrogarci un po'. E' chiaro che gli imbecilli siamo noi, e quando dico noi non intendo “noi” per distinguerci da “voi” o da “loro”. Diciamo che Facebook ci rende tutti imbecilli, perché nell'epoca della fine di ogni “kasta”, si è inteso superare e togliere valore ad ogni altra barriera, comprese quella del buon gusto, della modestia. Non pariamo di timidezza, di coscienza di sé, di responsabilità. Uno è uguale a uno, e dunque il mio io cretino (ignorante) può esprimere un parere che vale quanto il tuo, che su un certo tema hai passato una vita di studi e di esperienze. E siccome il merito lo abbiamo coniugato come “competitività”, non conta la ricerca della ragione (che è frutto di studio, di meditazione, di analsi...) ma conta la vittoria nello scontro colpo su colpo. Tu dici una cosa, e io metto mi piace, oppure interloquisco con un commento che ha il solito valore della cosa che hai detto tu, ma può essere molto piu convincente e accattivante. E buttare tutta la tua meditazione nel liquame di una liquidità fatta di odori acri, accompagnata dal chiasso, dal baccano. La ragionevolezza non paga, fondalmentalismo è meglio.

E' la democrazia della parola e delle opinioni, bellezza. Si dice mentre si nuota in questo mar dei sargassi fatto dei rifiuti degli altri, di opinioni di seconda mano gabellate come conquista per la gente che può urlarle tranquillamente. Inutile riflettere ed evocare la “oclocrazia”, spauracchio vero, nemico giurato del vero sentire democratico. Il sangue del banchetto, di questa specie di baccanale millenario che pare coinvolgere tutti, chiama altro sangue.

Sono convinto che non sarà sempre così. Anche sui social si costruiranno, anzi già funzionano,  gerarchie comunicative e gerarchie di potere. Sono convinto che ci sia anche la possibilità che da questo infernale blob emerga anche una qualità del discorso, che dalla ubriacatura da tastiera possa emergere una nuova generazione di praticanti che sopportano e tollerano questa droga, e magari avvieranno una fase nuova in cui il dialogo torni ad essere quello della civiltà.

Oggi mi pare abbia ragione Eco. Mi sentirei di correggerlo scrivendo i social hanno trasformato il discorso civile in un discorso tra imbecilli. Ovviamente bloccando per questo articolo la possibilità di commentare, non chiedetemi perchè lo faccio.

 

Lete e Mnemosine

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Scritto da Administrator

 

La lotta per la memoria, il buon oblio.

 

Lete è il fiume sotterraneo dell’Ade : il fiume dove ricordi e coscienza devono lasciarsi sommergere  per portare alla luce una nuova vita; chi beve dalle sue acque perde completamente la capacità di ricordare. (Dante lo fa scorrere nei dolci campi del paradiso terrestre)

 

Gli antichi greci lo  avevano collocato in prossimità dei campi Elisi, e per  coloro che non riuscivano ad arrivarci e dissetarsi  c'era il tormento eterno.

Il fiume dell'oblio: noi abbiamo bisogno di dimenticare: non sopravviveremmo al ricordo di tutto quello che accade. Saremmo sopraffatti dalle emozioni. Sono cervello e cuore, allora, che scelgono cosa ricordare e cosa lasciare nelle stanze recondite dell'oblio; i meccanismi per questa scelta sono complessi. Dimenticare, insomma, è anche il frutto di una sottile strategia della mente..

Dall' antichità fino alla fine della seconda guerra mondiale, i trattati di pace contenevano la clausola di "amnistia e oblio", vale a dire le parti contraenti "si impegnavano a rinunciare a tutte le misure punitive e imputazioni di colpa per le azioni di guerra trascorse". A partire dai processi di Norimberga, i "crimini contro l' umanità non solo sono esclusi da ogni amnistia, ma non possono nemmeno cadere in prescrizione". In questo doveroso e spesso insostenibile obbligo al ricordo, la scrittura riprende così tutti i suoi diritti e si erge come monumento perenne della memoria contro l' oblio.

Ci siamo imposti una condanna alla memoria. Eppure c'è una lotta, una battaglia continua per rispettare questa “norma” che ci siamo dati, perchè in mancanza di questa lotta tende a prevalere la dolcezza narcotizzante dell'oblio: il presente è pieno di tentazioni che inducono a dimenticare.

Poi c'è Mnemosine: Mnemòsine, la madre di tutte le Muse, è la generosa dispensatrice di quella sensibilità che ci consente di impressionarci per accogliere, dar spazio e trattenere il ricordo e la conoscenza.

Senza memoria non c'è futuro, non c'è neppure il presente, il presente perde la sua ricchezza, diventa una sequela di accadimenti incontrollati e ogni uomo è solo.

Perchè indulgere alla memoria? Il mito ricorda che la memoria è madre delle Muse, le arti. Ed è attraverso l'arte che l'uomo getta ponti verso l'eterno e l'infinito, per sottrarsi al destino della caducità. E l'arte, dunque, figlia della memoria, è prima di tutto memoria. Il romanzo, la poesia,la pittura, tutte le produzioni artistiche sono prima di tutto memoria, vanno a rascolare emozioni nei meandri delle nostre stanze recondite. Ne sia consapevole o no, chi scrive va a maneggiare, a manipolare la memoria. Perché la memoria è sempre una scelta, ma è tanto più affascinante, e dunque bella, artistica, quanto più è frutto di una scelta del cuore, di una scelta irragionevole, o meglio di una scelta che risponde a ragioni profonde che sfuggono al controllo immediato del cervello. L'artista va sempre in direzione ostinata e contraria.

La memoria è bella, perché genera e diffonde emozioni. La memoria allora è anche rivoluzionaria, a patto che si comprenda che c'è una lotta, una battaglia per la memoria: anche per capire che il presente non è ineluttabile. Non è ineluttabile non solo nel senso che avrebbe potuto esserci un altro presente (e questo apre la porta alla nostalgia, un bellissimo sentimento , doloroso e talvolta fuorviante). Ma la memoria serve a di-mostrare che del presente ci possono essere letture diverse: il presente è spesso visto con lenti deformanti, le lenti della ideologia, che è subdola. Per richiamarla potrei citare i nomi dei piatti che compaiono nei menu di certi ristoranti.. ma le distorsioni alimentano il pregiudizio (pensiamo a quello nei confronti di chi è diverso, degli immigrati); anche chi crede di vivere nel migliore dei mondi possibili è vittima di questa distorsione, e non sarebbe un guaio, potrebbe non esserlo, se questa convinzione non pregiudicasse la possibilità di vedere che altri mondi sono possibili, e che dunque ci può essere una speranza per il futuro.

 

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