verso Bisanzio...

Lete e Mnemosine

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La lotta per la memoria, il buon oblio.

 

Lete è il fiume sotterraneo dell’Ade : il fiume dove ricordi e coscienza devono lasciarsi sommergere  per portare alla luce una nuova vita; chi beve dalle sue acque perde completamente la capacità di ricordare. (Dante lo fa scorrere nei dolci campi del paradiso terrestre)

 

Gli antichi greci lo  avevano collocato in prossimità dei campi Elisi, e per  coloro che non riuscivano ad arrivarci e dissetarsi  c'era il tormento eterno.

Il fiume dell'oblio: noi abbiamo bisogno di dimenticare: non sopravviveremmo al ricordo di tutto quello che accade. Saremmo sopraffatti dalle emozioni. Sono cervello e cuore, allora, che scelgono cosa ricordare e cosa lasciare nelle stanze recondite dell'oblio; i meccanismi per questa scelta sono complessi. Dimenticare, insomma, è anche il frutto di una sottile strategia della mente..

Dall' antichità fino alla fine della seconda guerra mondiale, i trattati di pace contenevano la clausola di "amnistia e oblio", vale a dire le parti contraenti "si impegnavano a rinunciare a tutte le misure punitive e imputazioni di colpa per le azioni di guerra trascorse". A partire dai processi di Norimberga, i "crimini contro l' umanità non solo sono esclusi da ogni amnistia, ma non possono nemmeno cadere in prescrizione". In questo doveroso e spesso insostenibile obbligo al ricordo, la scrittura riprende così tutti i suoi diritti e si erge come monumento perenne della memoria contro l' oblio.

Ci siamo imposti una condanna alla memoria. Eppure c'è una lotta, una battaglia continua per rispettare questa “norma” che ci siamo dati, perchè in mancanza di questa lotta tende a prevalere la dolcezza narcotizzante dell'oblio: il presente è pieno di tentazioni che inducono a dimenticare.

Poi c'è Mnemosine: Mnemòsine, la madre di tutte le Muse, è la generosa dispensatrice di quella sensibilità che ci consente di impressionarci per accogliere, dar spazio e trattenere il ricordo e la conoscenza.

Senza memoria non c'è futuro, non c'è neppure il presente, il presente perde la sua ricchezza, diventa una sequela di accadimenti incontrollati e ogni uomo è solo.

Perchè indulgere alla memoria? Il mito ricorda che la memoria è madre delle Muse, le arti. Ed è attraverso l'arte che l'uomo getta ponti verso l'eterno e l'infinito, per sottrarsi al destino della caducità. E l'arte, dunque, figlia della memoria, è prima di tutto memoria. Il romanzo, la poesia,la pittura, tutte le produzioni artistiche sono prima di tutto memoria, vanno a rascolare emozioni nei meandri delle nostre stanze recondite. Ne sia consapevole o no, chi scrive va a maneggiare, a manipolare la memoria. Perché la memoria è sempre una scelta, ma è tanto più affascinante, e dunque bella, artistica, quanto più è frutto di una scelta del cuore, di una scelta irragionevole, o meglio di una scelta che risponde a ragioni profonde che sfuggono al controllo immediato del cervello. L'artista va sempre in direzione ostinata e contraria.

La memoria è bella, perché genera e diffonde emozioni. La memoria allora è anche rivoluzionaria, a patto che si comprenda che c'è una lotta, una battaglia per la memoria: anche per capire che il presente non è ineluttabile. Non è ineluttabile non solo nel senso che avrebbe potuto esserci un altro presente (e questo apre la porta alla nostalgia, un bellissimo sentimento , doloroso e talvolta fuorviante). Ma la memoria serve a di-mostrare che del presente ci possono essere letture diverse: il presente è spesso visto con lenti deformanti, le lenti della ideologia, che è subdola. Per richiamarla potrei citare i nomi dei piatti che compaiono nei menu di certi ristoranti.. ma le distorsioni alimentano il pregiudizio (pensiamo a quello nei confronti di chi è diverso, degli immigrati); anche chi crede di vivere nel migliore dei mondi possibili è vittima di questa distorsione, e non sarebbe un guaio, potrebbe non esserlo, se questa convinzione non pregiudicasse la possibilità di vedere che altri mondi sono possibili, e che dunque ci può essere una speranza per il futuro.

 

La tredicesima Mappa

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C'è chi sostiene (Jerry Brotton . La Storia del Mondo in 12 mappe - ediz Feltrinelli)  che la storia si possa ricostruire attraverso dodici mappe. Dodici mappe di dodici epoche diverse, accomunate dall'intento di chi le ha costruite di portare ordine e di rendere comprensibili le cose del nostro mondo. Ognuna di queste racchiude e svela una cosmogonia, un complesso di storie, di racconti e di miti, che riguardano l'origine dell'universo. Chi disegna una mappa è consapevole che sta facendo una scelta, che, insomma, scarta, tralascia, lascia fuori una parte non si sa quanto grande della realtà. Eppure l'intento di chi fa mappe non è quello di scartare, al contrario la sua scelta va verso la ricerca delle cose a cui dare un senso. La lettura delle dodici mappe più importanti della storia può diventare un esercizio affascinante, capace di svelare al lettore il segreto per entrare nei modi di interpretare il mondo propri di ogni epoca.


Bellissima e suggestiva la mappa omerica: il racconto di un Mediterraneo fatto di acque, di Lestrigoni, di Semidei, con la Maga Circe, Scilla e Cariddi, Polifemo e i Ciclopi, gli Inferi. Un mediterraneo vivo e antropomorfo, disegnato da un interprete che non è Omero, ma Ulisse. La cosmogonia mediterranea di Omero esalta spiega e rivela la grandezza e la miseria di Ulisse, uomo che sfida l'inconosciuto e disegna l'identità umana tracciandola proprio oltre i confini delle mappe.
Venendo a noi, alla nostra epoca che ci vede andare in giro con smartphone che georeferenziano tutti i nostri spostamenti, che ci collocano con esattezza in un punto del globo identificabile in modo univoco, che ci danno l'assoluta certezza e la tranquillità di trovarci come punti attivi su Google Earth e persino di vederci con StreetMap.

 

Venendo a noi, resta da capire quale sia la tredicesima mappa che ci possa rivelare oggi come è fatto veramente il mondo. Ecco, cari amici miei, io ne ho perso le coordinate. Io ho l'impressione che di quello che ci sta accadendo attorno, e che sconquassa le nostre coscienze, la nostra anima, i nostri cervelli, il nostro cuore, di tutto questo siamo in tanti ad aver perso le coordinate. Ma non disperiamo, fatti non fummo a viver come bruti, e la tredicesima mappa prima o poi riusciremo a disegnarla. Buon Natale a tutti.

 

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