verso Bisanzio...

Sugli anziani e sulla vecchiaia come malattia

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Scritto da Administrator

Bene che nelle sedi politiche e in quelle dove si discutono i problemi del nostro tempa si discuta di anziani. Sarebbe importante farlo cominciando col fare prima un  volenteroso lavoro di resetting, ovvero di ripulitura dai pregiudizi e dalle ricostruzione del tema mutuate dal mainstreaming. E poi proseguire vincendo la tentazione di considerare la questione come un problema sanitario: nella età avanzata ci si ammala di più, c'è dunque una percentuale di ammalati più alta rispetto a quella delle classi di età piu giovanili; molte delle patologie sono croniche, una certa parte sono esiziali. Questi sono dati, che non devono però farci dimenticare che la malattia è una componente costante dell'essere umano, e che se vogliamo occuparci di anziani dobbiamo prima di tutto avere strumenti per capire le persone in età anziana come persone, e non come malati.

 

C'è poi il dato della non autosufficienza, che interessa quasi tre milioni di persone ed è quasi interamente a carico delle famiglie, in un momento in cui le pensioni hanno perso in un decennio il 30% del loro potere d’acquisto. La maggior parte dei non autosufficienti sono anziani, ma la maggior parte degli anziani è autosufficiente. Mentre ci sono purtroppo molti non anziani che sono non autosufficienti.Sappiamo per esempio che degli oltre 16 milioni di pensionati italiani, circa un terzo riceve una pensione che va dai 500 ai 1000 euro; un quarto percepisce meno di 500 euro, un altro quarto riceve tra i 1000 e i 1.500 euro, il resto supera i 1.500 euro mensili. Tra gli anziani ci sono dunque molti poveri e molte persone che comunque vivono con reddito molto basso. Questo non ci induce a ridurre il problema dell'anzianità a quello della miseria. C'è poi il dato della non autosufficienza, che interessa quasi tre milioni di persone ed è quasi interamente a carico delle famiglie, in un momento in cui le pensioni hanno perso in un decennio il 30% del loro potere d’acquisto. La maggior parte dei non autosufficienti sono anziani, ma la maggior parte degli anziani è autosufficiente. Mentre ci sono purtroppo molti non anziani che sono non autosufficienti.

 

 

tutti smart

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Scritto da Fabiano Corsini

Con questa nota vorrei proseguire la mia riflessione sulla Città di Pisa, dopo la presentazione del libro di Paolo Fontanelli.

 

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Per compiere ogni piccolo passo, sperando che sia in avanti, abbiamo bisogno di avere una immagine del futuro, una idea sul dove vogliamo andare. Parlando del futuro della nostra Città, mi pare di cogliere che nei pochi generosi tentativi di pre-figurazione di futuro si prendono in considerazioni due elementi, che sembrano essere assunti come “invarianti”: la diffusione del modello amazon, per il quale si prevede una radicale trasformazione della rete cittadina del commercio, una rete, si badi, che per un secolo ha costituito la nervatura vitale della socialità urbana; una accelerazione decisa del processo di de-centramento del lavoro, con il modello del “lavoro agile”, smart working, destinato a diventare il modello prevalente e tendenzialmente esclusivo del lavoro.

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Prima di intraprendere una riflessione sul come dobbiamo attrezzarci per affrontare questi processi, per cercare anche di governarli, voglio premettere, in forma di inciso, che è necessaria una grande cautela: troppe volte la rappresentazione del futuro, dalla quale dipendono le scelte per presente, è stata condizionata e distorta, forse per effetto della contaminazioni ideologiche che pesano sul nostro modo di vedere la realtà. Molte scelte dei primi anni del terzo millennio sono state fatte perché gran parte della politica aveva gli occhi annebbiati da un mito, quello della crescita continua, del quale si ignoravano le bolle e i vizi. Mega-infrastrutture che avrebbero supportato una crescita illimitata della mobilità sono state rese ridicolmente inutili dal concantenarsi della crisi del terrorismo, della finanza, poi della pandemia. Credo sia più prudente cercare di cogliere le linee di tendenza in quello che accade, senza estrapolarne visioni generali e previsioni di medio e lungo periodo, che in questo momento nessuno è in grado di fare. Le fanno forse certi investitori di livello planetario, che poi, per dare forza alle previsioni, mettono in atto anche strategie planetarie per realizzarle praticamente. Ma chi pratica l'utopia del bon governo deve attenersi alla prudenza e al principio di precauzione: grandi visioni ma passi lunghi solo un pochino di più della gamba.

 

 

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