MARINA SLOW 2018

il teatro e l'aria che si respira

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Scritto da Alessandro Garzella

La crisi che stanno attraversando i teatri in conseguenza dei tagli governativi è un’espressione acuta di una crisi più generale che sta devastando, nel nostro Paese, l’intera cultura e con essa i luoghi della ricerca e della formazione, l’università e la scuola. Vi è come una radicata convinzione, assai spesso implicita, non dichiarata, non confessata, che la cultura - e con essa il teatro - appartenga al regno delle cose superflue, alla sfera del tempo libero, allo spazio del consumo.

Tutto ciò che è sapere, popolare e non, viene collocato nel minimo necessario, tutto ciò che è cultura nel superfluo. Le università e le scuole vanno a pezzi, i teatri vacillano, i cinema si chiudono. A quanto pare, sarebbero mondi che, quando la crisi avanza, possono essere ridotti fino all’azzeramento.

Non proprio o non soltanto. Sono mondi, si pensa e si dice, che possono sopravvivere se intervengono i privati, quelli che potrebbero interessarsi alla cultura e al sapere soltanto a condizione di trovarvi un utile in vendite e profitti, magari pubblicizzando i loro prodotti e mostrando, spettacolo nello spettacolo, le loro merci.

 

 

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